Marzo è un mese sotto molti aspetti “speciale” in laguna: certo, l’inverno si avvia a finire, comincia a diffondersi una frizzante atmosfera di primavera ma… da storico non posso dimenticare che il giorno 1 ricorre il cosiddetto Capodanno veneto, cioè il primo giorno dell’anno secondo il calendario in vigore nella repubblica Serenissima o “more veneto”, mentre il 25 è la data nella quale, in base alle leggende raccolte nelle antiche cronache, “consoli venuti da Padova” fondano la città lagunare. Dove? Esattamente nel punto scelto per la chiesa di San Giacomo a Rialto.
Marzo, dunque, diventa un buon momento per avanzare una proposta per la Città, in difesa della sua memoria, per valorizzarne il presente e cercare di trasmettere qualcosa alle generazioni future. Parlo del “Museo della Civiltà Veneziana” attorno al quale si sono spese un po’ di parole, neanche troppe, incapaci però di diventare proposta concreta. Allora ne faccio una.
In realtà, questo Museo esiste già: era, infatti, nello spirito e nella lettera del lascito di Teodoro Correr di offrire al pubblico una testimonianza di ciò che Venezia era stata. Con il tempo quello che oggi è noto come Museo Correr con sede al numero 52 di San Marco, vale a dire nelle Procuratie Nuove e Ala Napoleonica, si è arricchito di molte opere per la maggior parte espressione di arte veneto-veneziana e con argomento la città, l’antica Serenissima, la sua storia e civiltà.
Quindi, basterebbe rinominare l’attuale Correr e ridefinirne i percorsi espositivi ordinandoli secondo un criterio diverso per avere già bell’è pronto l’auspicato Museo della Civiltà Veneziana.
La prima domanda. Perché questo nuovo museo? Risposta ovvia per me che a Venezia ho dedicato tanto lavoro e numerosi scritti: non è sufficiente guardarsi attorno? Oppure pensare che quanto vediamo è solo parte di ciò che c’era ed è stato il frutto maturo di una cultura e di un mondo del quale ammiriamo le opere sopravvissute e, forse, meriterebbe di essere meglio conosciuto. Infine, perché se una città riesce a generare uno stato capace di diventare impero e sopravvivere di sicuro più di mille anni, ma secondo altri conteggi qualcosa come 1.300, stabilendo un primato di indipendenza ancora ineguagliato nella vecchia Europa, forse qualche interrogativo varrebbe la pena di porselo.
La seconda domanda. Serve un altro museo a Venezia, terra di più di 30 strutture di questo tipo? Sì, il “museo della città” è presente quasi ovunque nel mondo, a Roma addirittura ce ne sono più di uno, potendo offrire una panoramica d’insieme su ciò che questo luogo ha rappresentato in passato e offre ancora oggi. Se parliamo di necessità ormai improrogabile di migliorare il livello di approccio dei visitatori, questo si può raggiungere anche attraverso un percorso di tal genere. Infine, perché rappresenterebbe un potenziale luogo di raccordo tra le diverse espressioni della conoscenza e della creatività, oggi tra loro isolate nel contesto cittadino.
Un Museo, dunque, concepito come “presidio culturale e della memoria” nel e per il territorio, “incubatore di idee”, “laboratorio” al servizio della città. Dove raccolte permanenti e mostre temporanee interagiscano con lo spazio socio-economico circostante, attivando un circuito positivo di crescita reciproca. Vale a dire, un “museo moderno” integrato nel tessuto urbano e umano.
Non ci sono i soldi? Il Museo c’è già, l’ho detto. Raccolte e depositi del Museo Correr e degli altri musei civici forniscono opere in abbondanza: basta soltanto ripensare l’allestimento, orientarlo secondo un percorso “dedicato” al racconto dell’incredibile avventura rappresentata dalla “civiltà veneziana”. Cultura, politica, economia, scienza, tecnologia, in sintesi una civiltà che ha rappresentato tanta parte della storia del Mediterraneo, e non solo, per almeno mille anni, appunto.
Occasione perfetta per cominciare a rimodellare il rapporto con i visitatori, che sta mostrando la corda: invece di ragionare tanto sui flussi perché non iniziare a lavorare sulle menti di chi viene?
Inutile dire che, nella città che ha inventato la moderna editoria, basta il nome di Aldo Manuzio direi, il nuovo “Museo della Civiltà Veneziana” potrebbe diventare un formidabile motore di iniziative e un catalizzatore di risorse per rivitalizzare un settore in grande sofferenza oggi. Non solo: potrebbe diventare l’interlocutore privilegiato e la sponda ideale per ogni iniziativa di tutela delle tipicità veneziane, garantendone l’indiscussa qualità.
Immagino un Museo vivo, insomma, una sorta di “Centro Culturale Polifunzionale” dedito all’educazione permanente e faro per chiunque voglia avvicinarsi allo spazio della città anfibia.
Proprio pensando alla dimensione liquida della città, oltre a quanto nel nuovo museo si potrebbe immaginare per farla conoscere e vivificarla, aggiungo che si potrebbe affiancare al Correr così rinnovato il tanto atteso Museo della Laguna al Lazzareto Vecchio: recupero di un’isola abbandonata, da unire al Lido con un ponticello semplice e rustico, nessun Calatrava dunque, inserendola nelle fermate dei battelli lagunari e nel circuito dello spazio della conoscenza. Un altro “presidio culturale”, un nuovo “laboratorio per la città”, un modo per non concentrare tutto sempre a San Marco: i soldi? Mi sa che ci siano già e se non ci sono un progetto simile li troverebbe.
Come sempre, “volere è potere”: si vuole?

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