Il potere marittimo veneziano, Guerra nell’Egeo 1645-1651

Nel 1645 inizia la Guerra di Candia. L’attacco dell’Impero Ottomano ha come obbiettivo l’isola di Creta il cui possesso, unito a quello di Cerigo nel Mar Ionio e di Tinos nelle Cicladi, permette alla Serenissima di controllare buona parte delle rotte navali a lunga distanza, che collegano il Ponente con il Levante mediterranei.  Creta è indispensabile all’Impero per acquisire pieno controllo dello spazio marittimo orientale, ma lo è anche per Venezia che, grazie al Regno di Candia, mantiene profondità strategica e peso geopolitico. Con le conseguenti ricadute economiche e finanziarie.

Non si tratta di un conflitto inutile o “barocco”, come talvolta si legge, perché in gioco ci sono interessi vitali per entrambi. Per questo sarà la guerra più lunga e dispendiosa mai combattuta da Venezia, la quale poteva uscirne vincitrice. In particolare nel corso delle prime campagne, quando la Repubblica esercita il pieno dominio del mare. Questa è la storia di cosa successe allora.

Venezia, la triplice corona di Foscolo: 1645-1649

Lo scoppio della Guerra di Candia sorprende i Veneziani in Dalmazia in una situazione difficile: hanno pochi uomini in fortezze inadeguate, sparpagliate in forma discontinua, con scarsa artiglieria e un pugno di unità navali a collegare le basi aggrappate alla costa. Gli Ottomani, al contrario, dispongono di ingenti risorse umane con la possibilità di spostarle per vie interne, concentrandole dove serve. L’esito sembra scontato.

Con il nemico alle porte di Zara, Sebenico e Spalato, Venezia invia in Dalmazia un nuovo Provveditore Generale. Si chiama Leonardo Foscolo, continua a disporre di mezzi insufficienti, ma crea un’armata e inventa una nuova strategia: uso combinato di forze navali e terrestri per attaccare in profondità il nemico. Salva la Dalmazia, ampliandola di molto, e ha l’intuizione che potrebbe far vincere la guerra alla Serenissima.

Serenissima: Anno Zero

Ogni inizio ha le radici in una fine. Vale per i singoli e le collettività organizzate, sino alle più complesse finora elaborate dagli esseri umani: gli stati. Venezia nasce dalla dissoluzione dell’impero di Roma e trae vita dall’incapacità dei successori dell’impero di assumere il controllo della costa veneta. Questo spazio viene occupato da quanti abitavano città e campagne della terraferma. Costruiscono una propria organizzazione, per rispondere alle esigenze e alle sfide generate da una scelta rivoluzionaria: diventare anfibi, barattando la terra con il mare. Una scommessa per vincere la quale occorrono un popolo e una cultura nuovi. Nasce una nazione, che costruisce una città e crea una repubblica. Queste pagine ne raccontano l’alba. La quale è militare.

Una nuova Nazione, 698-811

 

La Venetia Maritima dell’VIII secolo è ormai uno stato formato, con propria dimensione politica e ideologica. La completa indipendenza si misura sulla capacità di elaborare un’autonoma geo-strategia, basata sul disinvolto impiego dei punti di forza disponibili. Esercito e flotta ne rappresentano i cardini oltre a esserne le radici istituzionali. Hanno permesso la nascita di una nuova nazione, comunità dai molti e diversificati apporti che ha prodotto una propria cultura in uno spazio condiviso: la matrice dell’inesauribile vocazione imperialista presente nel carattere nazionale dei Veneziani, che trova ulteriore alimento nella consapevole scelta marittima. Venezia non nasce romana, neppure bizantina, longobarda o franca, bensì veneziana. Lo stato prima, la città poi vennero fondati dai soldati e i marinai che impedirono a chiunque d’impadronirsi della linea di costa da Chioggia a Grado. Conservandola libera per oltre tredici secoli.

 

Venice at War, the Great Battles of the Serenissima

That Venice is a republic founded on war is the thesis of this book, in which the author has attempted to combine the rigour of historical documentation with the fluency of a narrative as capable of arresting the reader’s attention as a novel. The history of the Serenissima has often assumed epic tones and presented us with characters worthy of fiction. But with one significant difference: hers is a story written in blood. Witness to this are the battlefields, on land and at sea, where the armies and naval fleets of the Repubblic confronted every type od adversary in the course of the centuries. Sometimes emerging the victors, on ther occasions paying for errors and the superiority of the foe with ignominious defeats. Courage and cowardice, audacity and fear, intelligence and stupidity, ambiguity and betrayal, as always in war, have accompanied those fighting under the banner of San Marco, forging the essential characteristics of the Serenissima, and subsequently proving to be decisive in the unfolding of political, social, economic and cultural events. Venice at War explicity argues that Venice, city and state, was born fighting and has never hesitated, except at the end, to use force whenever this was considered necessary, opportune, expedient: she used armed resistance against those who tried to subjugate her and built an empire in attack. An whitout hypocrisy, the book claims her right to do so. Because this is the ecology of the state-form. An essay with no room for the myth of a gay and licentious Venice, dedicated only to pleasure and desirous of peace, created by a great deal of publicity, a book unafraid to penetrate the most obscure corners of the true story of the Serenissima.

Alla ricerca di un’identità, 555-697

Nel secolo e mezzo che, secondo il Mito, trascorre tra l’invasione longobarda e l’elezione del primo doge si assiste a un cambiamento radicale nella Penisola. Per la prima volta dall’unificazione romana, l’Italia risulta divisa in realtà diverse e conflittuali. Occorreranno mille e trecento anni perché tale frattura venga ricomposta.

Può prendere così forma la nuova realtà politica dei Veneti della costa. A spingere alla sua definizione è, ancora una volta, la guerra a causa delle ripetute offensive longobarde, che restringono l’area sottratta al controllo dei sovrani di Pavia. Nessun aiuto arriva dall’esterno e l’unica speranza di salvezza, di nuovo, risiede nell’exercitus Venetiarum: fornirà i quadri, l’infrastruttura di base e la cultura del nascente stato marittimo.

Guerra Senza Fine, 422-554

Il dissolversi della parte occidentale dell’impero di Roma, che non riesce a uscire dalla spirale di guerre civili in cui si dibatte da tempo, coincide con l’affermarsi di necessari contropoteri territoriali locali. Il fenomeno non può venir contrastato dagli eredi dello stato romano, i cosiddetti regni romano-barbarici, per intrinseca debolezza e deficit culturale, in materia di arte di governo, delle aristocrazie guerriere al loro vertice. La costa veneta accentua il separatismo, sempre più attraente per quanti scelgono un’altra vita rispetto alla travagliata esistenza sulla Terraferma. Si rinforza anche la dimensione militare, grazie a una superiorità marittima alimentata da capacità nautiche scomparse altrove e dal crescente peso demografico. È il secondo, indispensabile, passo verso la nascita di una nuova nazione.

Venezia, l’alba di un nuovo giorno. 402-421.

Ogni inizio ha le radici in una fine. Vale per i singoli e le collettività organizzate, sino alle più complesse finora elaborate dagli esseri umani: gli stati. Venezia nasce dalla dissoluzione di Roma e trae vita dall’incapacità dei successori dell’impero di assumere il controllo della costa veneta. Questo spazio viene occupato da quanti abitavano città e campagne della terraferma. Costruiscono una propria organizzazione, per rispondere alle esigenze e alle sfide generate da una scelta rivoluzionaria: diventare anfibi, barattando la terra con il mare. Una scommessa per vincere la quale occorrono un popolo e una cultura nuovi. Nasce una nazione, che costruisce una città e crea una repubblica. Queste pagine ne raccontano l’alba.

 

L’occasione perduta di San Marco, 1381-1484 Venezia alla conquista dell’Italia

Il volume prende le mosse dalla Pace di Torino del 1381, che chiude le Guerre Veneto-Genovesi, sottolineando la prodigiosa capacità di recupero di Venezia: favorita dalla fedeltà dello Stato da Màr e dal dominio del mare che le garantisce il flusso di ricchezza necessario alle sue ambizioni politiche.

La novità del libro consiste  nel mettere in risalto come l’espansione in Terraferma non sia affatto frutto del caso, ma appartenga alla categoria degli eventi “inevitabili”: naturalmente per una classe dirigente conscia delle proprie responsabilità e delle dimensione dei problemi strategici che è chiamata ad affrontare.

Il controllo della Pianura Padana è necessario a Venezia per proteggere le vie di comunicazione su cui transitano le merci che ne alimentano la prosperità. Semplicemente non può rinunciarvi, significherebbe consegnarle ad altri e in particolare alla potenza ostile dei Visconti e quindi degli Sforza di Milano. La guerra di conquista diventa l’unica opzione possibile. Dopo la vittoria di Maclodio (1427) e, quindi, di nuovo alla morte di Filippo Maria Visconti (1447), la repubblica potrebbe impadronirsi della capitale lombarda. Fallisce in entrambe le occasioni. Per decisione del suo capitano generale da Tera, Carmagnola, nel primo caso, e per clamoroso errore del Senato nel secondo. Le occasioni sfumano e il destino di Venezia e dell’Italia cambia direzione. Per sempre.