Tessere di memoria I monumenti e la loro distruzione

 

Fenomeno classico di ogni rivolta e rivolgimento politico, la distruzione dei monumenti quali simboli del nemico continua a sollevare interrogativi. Proprio perché si ripete con sconcertante regolarità. Lo vediamo in questi giorni di Black Lives Matter in particolare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. In misura ridotta, anche a Milano con l’attacco alla statua di Indro Montanelli e la richiesta della sua rimozione. A causa del fatto, da lui stesso rivelato, dell’aver avuto una schiava/bambina tredicenne durante la Guerra d’Etiopia, quella dei sette mesi tra il 3 ottobre 1935 e il 5 maggio 1936. A seguire c’è stato l’imbrattamento con vernice rossa del busto del generale Antonio Baldissera a …Leggi tutto

Politica, scienza, conoscenza

Tra le novità più interessanti prodotte dalla recente pandemia sembrava collocarsi il riaffacciarsi in forze della competenza e dei tecnici. Ovviamente a fare da battistrada sono stati quelli sanitari. Naturale, dirà qualcuno. Per nulla scontato, invece. Soprattutto non lo era che tornasse a farsi largo l’idea che la conoscenza fosse di per sé un valore fondamentale e che a essa, la conoscenza, sia comunque meglio fare ricorso quando si cercano risposte.

Non si dimentica facilmente l’ “uno vale uno” dove sapere o non sapere diventava indifferente in nome di un egualitarismo capace di proiettare, chiunque e subito, in posizioni decisionali. Ne scontiamo ancora le conseguenze. Un ben tornata, dunque, alla competenza. …Leggi tutto

Venezia, la luna e tu

 

Ovvero il trionfo del luogo comune. Mi sono venuti in mente il film del 1958 e questo commento quando ho sentito della “sfuriata” del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, contro il viceministro dell’Economia e Finanze, Antonio Misiani. Il film perché ambientato in un mondo che ha cessato di esistere e forse nemmeno tornerà, qualunque sia il personale giudizio su quella realtà. Siamo sulla luna, appunto. Il commento per la ragione che non esiste niente di più scontato del classico “piove, governo ladro”. O incapace, giusto per non uscire dal seminato di quanto sostenuto dal nostro sindaco. Il quale ha sottolineato di aver scritto e telefonato infinite volte a Roma nel …Leggi tutto

Coronavirus la quarta lezione, l’Europa e l’economia.

Mes, Eurobond, Recovery Bond, solidarietà o sovranità, frontiere aperte, no, meglio chiuse, paradisi fiscali ed evasione, pizzaioli malati con lo scacciapensieri in bocca e arcigni guardiani di virtù calviniste che “rubano” tasse grazie a trattati interpretati a loro uso e consumo. Il Pianeta è travolto da pandemia, recessione presente e futura, fiumi di parole spesso sconnesse da qualunque vero ragionamento razionale. Inevitabile, viene da dire, quando ci si trovi sul crinale tra due mondi diversi con la coscienza di esserci davvero arrivati. Perché queste sono le due novità della crisi in atto: è epocale e ce ne rendiamo conto. Non sempre accade. Anzi. Il più delle volte è vero il …Leggi tutto

Coronavirus, la terza lezione: autonomia o centralismo?

 

La questione è centrale: l’onda d’urto della pandemia la pone all’attenzione. Nessuno si salva da solo per la banale ragione che tutti hanno bisogno degli altri. In senso materiale. Per le attrezzature, il personale, il supporto finanziario. I quali devono essere giocati su un ampio territorio, spesso potenziandoli in misura imprevedibile. Come minimo, serve una scala statale, sarebbe meglio quella continentale dell’Unione Europea.

Si pone, dunque, il quesito su chi debba decidere cosa, cioè della linea di comando. Abbiamo più volte sentito arrivare dalla regioni del Nord la richiesta di provvedimenti urgenti e drastici da parte del governo centrale. Salvo poi scatenare una corsa a prendere misure locali, in contrasto con …Leggi tutto

Coronavirus, la seconda lezione: il razzismo

 

 

Parliamoci chiaro: se in tutti noi non albergasse la mala pianta del razzismo, avremmo potuto evitarci un bel po’ di morti e danni collaterali, materiali e morali. Ragione e umanità, purtroppo anche stavolta, come in tanti altre occasioni precedenti, hanno abdicato sin dal primo giorno.

Quando il presidente del Veneto si è abbandonato al famigerato commento sulle abitudini alimentari dei cinesi, per altro dando credito a una falsa notizia, elevandole a prova della differente di civiltà tra noi e loro, a vantaggio nostro è ovvio, ha dato voce a un sentimento comune: il coronavirus li colpisce perché inferiori. Noi possiamo stare tranquilli, basta tenerli alla larga. Da qui la richiesta immediata …Leggi tutto

Coronavirus, la lezione strategica

 

L’epidemia, o pandemia ormai che sia, di coronavirus di lezioni ce ne sta impartendo diverse. Una, però, mi sembra di particolare importanza per le sue conseguenze di lungo periodo: la necessità di mantenere autonoma capacità di ricerca, sviluppo e produzione di un’ampia gamma di manufatti. Si va dai satelliti alle mascherine filtranti, tanto per chiarire.

Il turbocapitalismo globalizzato, incentrato sul massimo profitto immediato, ci ha spinto a dimenticarci non solo dei danni ambientali inflitti al Pianeta dalla frenetica circolazione di materie prime, semilavorati, merci e persone, ma anche della penuria sino alla totale mancanza che lo spezzarsi di singoli anelli della catena di approvvigionamento può determinare. Ovunque. Sino al collasso generale. …Leggi tutto

Felicità 2020

 

A Capodanno è normale ricordare quanto accaduto nei dodici mesi precedenti e, riflettendo sui propri desideri e le reali potenzialità, formulare qualche buon proposito e augurio. In genere si pensa che l’avverarsi, in tutto o in parte, di sogni e speranze rappresenti in qualche modo il raggiungimento della felicità possibile. Almeno per l’anno che verrà. Quindi limitata. Nel tempo e nello spazio. Se, per ipotesi, il Capodanno prossimo venturo vede realizzato l’intero pacchetto, di sogni e speranze intendo, si ricomincerebbe con un’altra serie E così via. Seguendo un approccio quantitativo, tranquillizzante perché misurabile. Riduciamo la felicità al nostro abituale stile di vita, disseminato di crocette che, in modo chiaro e …Leggi tutto

E adesso?

Il referendum sulla separazione del Comune di Venezia in due realtà distinte, Acqua e Terra, è alle spalle. L’esito, imprevisto nelle proporzioni, dovrebbe porre fine per un po’ a un dibattito che si trascina, sempre più stancamente, da quarant’anni. Già, perché tra la prima e l’ultima delle cinque consultazioni in materia, 1979 e 2019, sono intercorsi esattamente quattro decenni. Anche per le nostre abitudini, un arco di tempo adeguato a pronunciare l’unica parola sensata: basta.

Archiviate le opposte polemiche, vediamo di tornare ai problemi veri. Perché, questi sono tutti sul tappeto e nessuna alchimia di natura amministrativa li può risolvere con un colpo di bacchetta magica. Opportunità negata anche alle elezioni …Leggi tutto

Dicembre: Sì o No?

 

Chi mi conosce sa come la penso. Mai avuto dubbi in materia. Sono da sempre per l’unione tra Venezia e Mestre. Posso solo aggiungere che sarei anche favorevole alla creazione di un’unica realtà amministrativa “metropolitana”, il cui spazio coincida con il cosiddetto Bacino Scolante: quindi comprenda pure Padova e Treviso. Magari estendendosi lungo la costa, dall’Adige al Piave. Se non al Tagliamento. Questo per la natura dei problemi, che richiedono un tale approccio dimensionale. Come minimo.

Non vi annoierò, però, con le motivazioni a favore del No o dell’astensione, siamo come al Senato valgono entrambe le opzioni, e voglio mettermi nei panni dei sostenitori del Sì alla separazione in due comuni …Leggi tutto