Storie a pelo d’acqua, tra pianura e laguna
di Federico Moro, Edizioni Helvetia (Spinea) ISBN 88-88075-35-6
(racconti)
La Palude della Centrega è un luogo fisico: delimitata dai canali di Burano, della Dolce e del Gaggian di San Lorenzo, occupa quella parte di Laguna Nord verso cui si diressero, in prevalenza, coloro che, tra V° e VI° Secolo, abbandonarono le città di Terraferma, Altino e Oderzo innanzitutto. La Centrega è oggi zona di barena dove fango e canneti dominano il paesaggio. Eppure è proprio qui che sorgevano i centri di Costanziaca, Ammiana e Centranica, vale a dire alcuni dei nuclei originari della nuova Venezia. Per questo la Centrega non rappresenta un semplice riferimento topografico, ma occupa un posto particolare nell’immaginario veneto.
L’idea di partenza è che l’acqua possieda una sorta di memoria capace di parlare alle nuove generazioni. Nascono così nove racconti cronologicamente scaglionati sull’arco di quindici secoli, che i due protagonisti condividono su una piccola barca lagunare: si tratta di Antonio, frate dell’eremo di San Francesco del Deserto, e Carlo, pescatore di Burano. Il luogo dove si trovano è appunto la Palude della Centrega, il momento, quello del morto d’acqua, com’è chiamata l’assenza di marea, perfetto per parlare.
Storie a pelo d’acqua è un libro sull’importanza della memoria, sulla sua capacità d’aiutare a comprendere il presente, sull’esistenza di valori fondamentali per individuo e comunità, ma anche sul coesistere all’interno di ciascuno di due aspetti inscindibili, anche se conflittuali, della personalità: quello del contemplare e l’altro, dialetticamente contrapposto, dell’agire visto come imperativo morale dell’uomo. Un dilemma che in questa terra d’acque assume dimensioni esistenziali.
La forma-racconto è stata scelta per marcare il trascorrere del tempo, evidenziando le stazioni che hanno contraddistinto la nascita e le fortune di una Venezia vista come paradigma dell’avventura umana.
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La Voce della Dea, l’avventura degli Antichi Veneti
di Federico Moro, Edizioni Helvetia (Spinea) ISBN 88-88075-22-4
(romanzo)
Lo spunto è offerto da una notizia di Tito Livio. Lo storico patavino racconta nel libro X° della sua Storia di un’incursione a scopo di razzia da parte di mercenari Greci e Galli a danno dei Veneti. L’episodio non è confermato, né da altre fonti, né da qualche evidenza archeologica, tuttavia s’inserisce in quel contesto culturale che, durante il principato di Ottaviano Augusto, cercò di accreditare la teoria di una derivazione di Roma dalla Troia distrutta dagli Achei. In ambito veneto questo produsse la leggenda dello sbarco alle foci del Brenta, allora Meduaco, del fuggitivo Antenore e degli Enetoi di Paflagonia. Mito tanto resistente da attraversare i secoli e trovare nuovo impulso nella Padova umanistica di Marsilio Ficino.
In La voce della Dea tale insieme di leggende viene collegato al dato storico della presenza nella Pianura di Euganei prima, Reti e Veneti poi, uniti dal culto riservato a una misteriosa Dea Madre: la Pora degli Euganei diventata Reitia presso i Veneti. Divinità il cui Santuario principale si trovava ad Ateste sulle rive del fiume Atesis, l’odierno Adige. Il romanzo scandaglia questo lontano passato, ricostruendolo, fin dove possibile, con scrupolo e fedeltà. Soprattutto, cerca di farsi interprete del mito, divenendo esso stesso parte dell’epos, per ricordare la fondamentale importanza non solo della conoscenza, ma della sua valorizzazione. L’assunto è che l’importanza della Storia risieda proprio nella capacità di conservare e trasmettere l’universale.
La voce della Dea si presenta pertanto come romanzo sui valori intangibili, quelli non suscettibili cioè di alcuna trattativa né concessione, quali libertà, giustizia, necessità dell’azione, fondanti l’identità di un individuo (io sono, valgo, voglio) e di una comunità. La memoria qui non è mai nostalgia, ma ricerca, conservazione e trasmissione di tali valori sulla base di due assunti chiave: che maggiore di ogni ostacolo e paura c’è il coraggio del singolo e che essere forti non significa non cadere, ma rialzarsi. Questa l’ambizione de La voce della Dea, che ha cercato di coniugarla con le esigenze di scorrevolezza e i ritmi propri di una vicenda incentrata sull’azione.
Da sottolineare, infine, per quanto riguarda l’ambientazione, l’aspetto del paesaggio, ricostruito a partire dalle informazioni disponibili per l’epoca, ma con l’intenzione di farne un vero e proprio personaggio della storia narrata.
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Donne all’Asta, intrighi veneziani
di Federico Moro, Supernova Edizioni srl, ISBN 88-88548-03-3
(romanzo)
Una serie di misteriose sparizioni di giovani donne, l’improvvisa fortuna di un’emittente televisiva in bancarotta, l’ambizione di una giornalista in cerca del successo professionale, l’amara delusione di chi si ritrova ai margini della società senza neppure essersene reso conto… sullo sfondo dei vertiginosi cambiamenti, del formidabile arricchimento, ma anche delle incertezze e dei dubbi provocati proprio dai grandi risultati ottenuti. É il quadro di Donne all’Asta, intrighi veneziani, un romanzo costruito a partire dalla cronaca reale degli ultimi anni con l’ambizione di offrire uno spaccato della parte più dinamica dell’Italia contemporanea: il NordEst.
Il libro affronta senza retorica gli aspetti positivi e negativi del “Miracolo”, seguendo il filo rosso di una poetica incentrata sulla ricerca dei Valori Intangibili, vale a dire dei fondamenti non soggetti a trattativa alla base dell’identità di individui e società. La loro conservazione e trasmissione si rivela di vitale importanza, specie alla luce di una concezione della conoscenza intesa come cultura suscettibile di diventare stile di vita. La Memoria, dunque, non quale luogo della Nostalgia dell’Ipotetico, ma sede d’elezione dei Valori Intangibili.
Tutto questo, comunque, avviene nella trama di una storia d’azione, ricca di personaggi e colpi di scena, dove avvenimenti e individui s’intersecano secondo un disegno destinato a condurre il lettore fino all’imprevedibile finale.
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L’Oro e l’Argento- Venezia noir
di Federico Moro, Supernova Edizioni srl, ISBN 88-88548-41-6 (romanzo)
La latitudine è un destino: quello dei Ferialdi è di non poter dimenticare l’Italia, non si sfugge mai alle proprie responsabilità.
Nella Venezia di oggi, punto d’incontro e di conflitto tra persone e culture diverse, il ritorno di Bruna Ferialdi non è una libera scelta. Le ragioni che lo provocano affondano nel passato, anche se trovano la loro spiegazione in un drammatico presente.
Un romanzo noir, che mette in primo piano l’eterna ambiguità del comportamento umano sullo sfondo delle nuove realtà in guerra, un romanzo d’azione, in cui i fatti sono tuttirigorosamente documentati: questo vale anche per quelli a prima vista più urtanti per la nostra razionalità. Tratti dalla cronaca odierna e montati secondo le sequenze funzionali all’invenzione narrativa, gli eventi di L’Oro e l’Argento si offrono al lettore con l’immediatezza delle vicende vere. |
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La custode dei segreti, l’epopea degli antichi Veneti
romanzo, EdizioniHelvetia (ISBN 88-88075-43-7)
Un giorno come un altro a Lagole, cittadina veneta nell’alta valle del fiume Plavis (Piave). O dovrebbe esserlo… perché sulla strada che conduce ai passi alpini viene compiuta una strage. Ventidue uomini sono uccisi per rubare un carro di merci dirette al porto adriatico di Altinum (Altino).
Cosa trasporta il carro? Per quale motivo il capo religioso e politico di Lagole, il Gran Sacerdote Pedeo, invoca subito provvedimenti straordinari? Quali sono i segreti degli antichi Veneti?
Toccherà a un giovane romano, Lucio Decio Mure figlio del console Publio, appena giunto a Lagole, svelare i retroscena di una catena di delitti provocati dalla lotta per la supremazia in Italia tra Etruschi, Sanniti, Celti e Umbri da un lato, Romani e Veneti dall’altra.
Ma non è più tempo di schermaglie diplomatiche, lo scontro è ormai sul terreno militare e pur di ottenere la vittoria si ricorre a qualunque mezzo. E il tradimento fa parte di questa che è ormai guerra senza limiti.
Un giallo a sfondo politico ambientato sul finire del Terzo Secolo a.C. dove l’invenzione narrativa si sposa a una rigorosa base storica… anche nelle parti, come la ricostruzione della città-arcipelago di Altinum, la progenitrice di Venezia, dove la fantasia dell’autore cerca di integrare il dato archeologico disponibile. Ma anche e soprattutto un romanzo di valori etici in cui la ricerca di libertà e giustizia si mescola in modo inestricabile a coraggio, viltà, amore e amicizia nel contesto dell’agire dell’uomo. Sempre necessario, inevitabilmente ambiguo, perché soggetto a compromessi.
La custode dei segreti, infine, rappresenta l’ideale continuazione del primo romanzo ambientato dall’autore nello stesso periodo tra gli antichi Veneti, vale a dire La voce della Dea di cui il lettore ritroverà molti dei protagonisti. |
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Venezia in guerra
quattordici secoli di storia, politica e battaglie
di Federico Moro
Studio LT2 editore (Venezia)
ISBN 978-88-88028-65-1
"tra tutti coloro che aspirano agli stessi beni c'è sempre una guerra"
(Lucio Anneo Seneca)
“devi essere deciso a morire per sopravvivere” (Wei Liao Tzu)
Venezia, una repubblica fondata sulla guerra. È la tesi di questo libro, una lettura controcorrente della storia marciana, in cui l’autore coniuga il rigore della documentazione con la scorrevolezza di una narrazione capace di avvincere il lettore quasi si trattasse di un romanzo. E le vicende della città lagunare spesso hanno assunto toni epici e presentato personaggi degni di figurare in una vicenda di pura invenzione, con la differenza, non da poco, d’essere state scritte con il sangue. Un saggio in cui non c’è spazio per il mito della Venezia gaia e libertina, dedita solo ai piaceri e votata alla pace, un libro per chi non ha paura di penetrare negli angoli più oscuri delle vicende della Serenissima: la cui lunga storia rappresenta ancora oggi una lezione esemplare per chiunque. |
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Il fulmine e il ciclamoro, l’eredità perduta degli Antichi Veneti
di Federico Moro, Mazzanti Editori (Venezia), ISBN 978-88-88114-83-5
(romanzo)
Sfarinata lungo la Penisola l’antica conoscenza dei primi abitanti d’Italia aspetta chi la riporti alla luce. Di quei popoli oggi si è quasi perso il ricordo, ma la loro cultura è stata raccolta, assimilata e perfezionata dall’opera unificatrice di Roma.
La figura araldica del ciclamoro, anello perfettamente rotondo, rappresenta bene la natura di una civiltà per cui “la via in su e la via in giù sono una e la medesima” in quanto “tutto scorre” là dove “il divino è giorno e notte, inverno ed estate, guerra e pace, sazietà e fame…” Ad accendere il mistero della vita, l’esplosione improvvisa e imprevista del fulmine. Dall’Uno al Molteplice che si risolve di nuovo nell’Uno in una sorta di ineluttabile, “eterno ritorno”.
Una civiltà quella antica travolta dal collasso del suo bastione politico, l’Impero di Roma. I sopravvissuti al naufragio hanno occultato frammenti di conoscenza proprio là da dove essa proveniva. Vale a dire nei luoghi sparsi per l’Italia che l’avevano vista germogliare… nell’attesa del “fulmine” capace di risvegliarla.
A trasmetterla, secondo un’ininterrotta catena iniziatica, i custodi dei segreti di quella che possiamo chiamare Schola Italica.
Questo il nocciolo significante di un romanzo in cui l’azione è presente almeno in misura uguale al contenuto e si basa su quanto di storico è rintracciabile nelle fonti, integrato dalla fantasia verosimile dell’autore per le parti non altrimenti ricostruibili. E altrettanto numerosi e caratterizzati sono i personaggi, alcuni reali altri d’invenzione, in continuo movimento attraverso diversi piani temporali, dal presente al passato più remoto. Senza mai dimenticare che nelle vicende umane “la via conta quanto la meta”
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Flagellum Dei?
Il fuoco degli Unni
di Federico Moro, romanzo
Studio LT2 edizioni, ISBN 978-88-88028-12-5
Emozioni per domani, il romanzo dell’Europa. Realismo magico e ricostruzione storica in una vicenda che si rincorre di continuo tra passato e presente perché conoscere significa “proiettare il film della storia sullo schermo del futuro”.
Chi è Antonio Altavilla, residente a Roma al numero 42 di via Teatro di Marcello? Il giornalista e scrittore di viaggi, l’uomo razionale e materialista del XXI secolo che crede oppure un cronovisore di carne, un’autentica macchina del tempo in cui ciò che è stato rivive trasformato in un caleidoscopio di suoni e immagini?
Flagellum Dei? già nel titolo svela il filo conduttore della vicenda, la campagna di Attila in Italia nell’anno 452 d.C. In quella primavera, i popoli della federazione riunita sotto lo scettro del re unno lasciano la pianura in cui scorre il fiume Tissa/Tisza, affluente del Danubio, con l’intenzione d’invadere la Penisola. Ogni singolo guerriero ha le sue personali motivazioni, spesso divergenti e talvolta in aperto contrasto con quelle del sovrano. Varie come le reazioni degli italici in lotta contro il tempo per fermare l’attacco.
Questo l’ambito geografico e storico della narrazione. Flagellum Dei? però resta un romanzo con un protagonista contemporaneo, Antonio Altavilla. Venezia recita una parte importante, perché qui, nella città nata dalla distruzione da parte degli unni di Attila della romana Altino in riva al fiume Sile, si colloca l’atto conclusivo della storia.
Scettico convinto dell’esistenza solo di quanto può toccare con mano, Antonio Altavilla finisce risucchiato dal lato invisibile della realtà, quello per cui “non sempre le cose sono come appaiono”. Lungo le anse del tempo incontra un mondo sconosciuto, quello della tarda antichità pronta a diventare MedioEvo. E soprattutto entità intessute a dipinti e decorazioni di un antico palazzo veneziano. Ogni unità è sempre “armonia di contrari” perché… tutto scorre.
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Ercole e il Leone
1482 Ferrara e Venezia duello sul Po
Saggio di Federico Moro Studio LT2 Edizioni, ISBN 978-88-88028-16-3
“Italiani contro, il paese che non vuole nascere: il racconto di uno dei tanti appuntamenti mancati da un passato perennemente sospeso tra cronaca, politica e rimpianto ma sempre incapace di diventare Storia.”
Primavera dell’anno 1482, bassa Valle del Po, Venezia lancia sul fiume attraverso la bocca di Fornaci il nobile Damiano Moro al comando di una flotta di 400 imbarcazioni. Simultaneamente parte l’offensiva di terra guidata da uno dei più abili e spericolati condottieri del tempo, Roberto di Sanseverino. Ai suoi ordini 15.000 uomini, i migliori di cui disponga la repubblica lagunare, che varcano l’Adige a Legnago, attraversano le paludi del Tartaro e piombano sulla riva sinistra del Po. Una gigantesca manovra a tenaglia, il cui scopo è quello di schiacciare navi e soldati del duca Ercole I d’Este per impadronirsi delle fortezze a guardia del fiume, Rocca Possente di Stellata e Rocca Benedetta di Ficarolo. Prima dell’arrivo sul campo di battaglia dell’Armata di soccorso alleata. Milanesi, Napoletani e Fiorentini guidati dal duca Federico di Montefeltro si stanno concentrando per impedire la caduta di Ferrara in mano al leone marciano.
Dopo le ripetute sconfitte in Levante contro i Turchi, Venezia getta nella mischia un fiume di sangue, armi e denaro per resuscitare il sogno del doge Francesco Foscari… l’egemonia veneziana sull’Italia del Nord e in prospettiva l’unificazione della Penisola. Damiano Moro e Roberto di Sanseverino muovono per finire il lavoro lasciato incompiuto dal conte di Carmagnola nella palude di Maclodio, cinquantacinque anni prima.
La parola è alle armi, comincia l’ultima grande guerra tutta italiana del MedioEvo, l’estremo tentativo di trasformare in realtà il maggiore disegno politico mai concepito in laguna dopo la conquista dell’impero marittimo.
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Labirinto Ducale
un itinerario insolito nel palazzo dei Dogi
alla scoperta di simboli e millenari segreti
testo Federico Moro
fotografia Mark Edward Smith
illustrazioni grafiche Valter Fenuccio
Edizioni Elzeviro (Tv) ISBN 978 88 87528 27
Una visione di Palazzo Ducale "capovolta", affascinante e innovativa, per non fermarsi alle apparenze, sedotti e catturati dalla trappola dorata del Mito di sé costruito dalla Serenissima, ma per decifrare il vero significato del complesso alfabeto di simboli e messaggi che essa ha voluto trasmettere a chiunque si addentri nel "Tempio del Potere" veneziano. Varcarne la soglia, infatti, vuol dire oltrepassare una duplice linea di confine, storico-artistica da un lato, magico-misterica dall'altro con il rischio di smarrirsi in un autentico "labirinto esoterico", riverbero di un'identità ancestrale nella quale storia e leggenda affondano le proprie radici, mescolate e materializzate nell'utopia di un miraggio divenuto realtà: un palazzo e una grande città saldamente edificati sulla follia della "pietra sull'acqua".
Questa guida vuole aiutare a uscirne indenni e consapevoli e lo fa offrendo un percorso esplorativo che coincide con quello "ufficiale", ma proietta il lettore/visitatore in una dimensione nuova e magica, esaltata dalla forza evocativa delle immagini. Muovendosi tra spazi inquietanti e preziosi saloni, dove un'incombente ostentazione di gloria sembra inghiottire chi osserva ammirato, il libro svela simboli e inconfessabili segreti, mettendo a nudo la natura "alchemica" di Palazzo Ducale e ricordando a ogni passo che l'amore per l'arte e lo stupore per la bellezza non devono mai offuscare la verità. Il volume riprende l'ispirazione e amplifica gli spunti alla base dello spettacolo teatrale Giganti, viaggio in Utopia, nato per essere rappresentato a Palazzo Ducale e messo in scena da Teatrocontinuo e Tarantàs.
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