Recensione

 

È da poco uscito in formato cartaceo, sarà presto disponibile anche come e-book, l’ultimo lavoro di Cesare Chiari, un saggio dal titolo significativo: Cosmos&Caos, la sfida infinita, Aviani& Aviani Editori.

Il volume affronta un tema delicato e di grande attualità: l’analisi e la pianificazione delle azioni di pace. Vale a dire la principale ragion d’essere dello strumento-forze armate in Occidente oggi.

Peace keeping e peace enforcing sono ormai espressioni d’uso corrente. Le troviamo e sentiamo ovunque, ripetute quasi si trattasse di formule di per sé in grado di risolvere, magicamente, i problemi legati all’intrinseca insicurezza del mondo contemporaneo.

Inutile fingere: il Pianeta non è mai stato l’Eden vagheggiato da antiche Scritture e neppure l’Arcadia di certe utopie illuministe, ma è pur vero che, nel giro di pochi anni, abbiamo assistito al dilagare delle minacce alla sicurezza. I benefici della dissoluzione di uno dei due fronti ideologico-politico-militari, che si sono reciprocamente minacciati di distruzione termonucleare dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla caduta del Muro di Berlino, non ha portato alla «fine della storia», come ipotizzato da Francis Fukuyama nel 1992. Ne ha soltanto cambiato le coordinate. Le quali sono diventate, però, più confuse e inafferrabili.

In un mondo ormai multipolare, sia per l’apparire di nuovi attori di prima grandezza come la Cina che di micro realtà ad alto tasso d’indottrinamento ideologico quale la galassia dell’integralismo religioso, all’improvviso ci si è resi conto di quanto siano vulnerabili i sistemi complessi delle nostre società affluenti. Non solo. Nell’era della globalizzazione si è avverata la predizione del cosiddetto “effetto farfalla”, caro alla teoria del caos: cioè che piccoli e, all’apparenza, insignificanti mutamenti nelle condizioni di partenza producono grandi conseguenze a notevole distanza e a lungo termine. Serve scomodare il problema “migranti” per spiegare l’affermazione? E si tratta appena di uno tanti esempi che si possono fare.

Sapere per agire. Potrebbe essere questo uno dei sottotitoli del volume di Cesare Chiari. Occorre conoscere, ma non in senso generico, bensì specifico, concentrandosi sulle implicazioni operative. Perché non basta constatare l’esistenza del problema sicurezza, serve valutarlo in quanto conseguenza del nostro porci complessivo di fronte alle novità di carattere politico-economico-sociale-culturale. Quindi, bisogna individuare i diversi passi utili ad affrontarle. Cioè attivare un circuito virtuoso di analisi-coordinamento delle azioni per superare lo stallo di chi coglie ma non affronta la sfida.

Cesare Chiari lo afferma senza tentennamenti: la battaglia non si vince esclusivamente con strumenti militari. La sicurezza è un bene che si raggiunge con un approccio, per così dire, “olistico”: sia civile che militare. Laddove il concetto di civile passa attraverso politica, economia, cultura intesa come mentalità suscettibile di diventare stile di vita. Questo vale a ogni livello, ma in modo particolare nella dimensione multinazionale, spazio in cui sia i problemi che le risposte da tempo si muovono. Da qui la necessità di sviluppare conoscenze condivise e “buone pratiche” comuni.

Nessuno ha in tasca la soluzione perfetta. Anche perché, e di nuovo devo scomodare l’effetto farfalla, l’articolazione dei problemi è diventata tale da richiedere ogni volta l’adeguamento degli strumenti.

Il merito maggiore del libro sta proprio nella sua natura di strumento aperto di lavoro. Si offre come una sorta di manuale per operare sul terreno, ma senza preordinare soluzioni da accettare a scatola chiusa. Costringe, invece, a pensare e stimola a porsi con mente sgombra da pregiudizi, ma dotata dei necessari appigli culturali, di fronte ai problemi che insorgeranno. Perché si deve saper cambiare. Se stessi, innanzitutto.

Attenzione, sembra volerci avvertire Cesare Chiari, per conseguire un accettabile livello di sicurezza dobbiamo mobilitare ogni risorsa disponibile. Non è, insomma, questione demandata agli specialisti. O, per meglio dire, lo specialista, necessariamente, dev’essere dotato di adeguata preparazione culturale, per capire le motivazioni profonde di qualunque situazione; dei giusti aggiornamenti, per essere dentro il presente; di una visione ad ampio spettro, per non dimenticare che dietro ogni dito sul grilletto c’è un essere umano. Il quale ha compiuto un percorso: il più delle volte lungo e difficile. Per disarmarlo, occorre riannodarne i fili. Se non lo facciamo, sarà inutile averlo fermato una volta. L’esempio sarà raccolto da altri, decisi a perpetuarne le imprese, diventate in alcuni ambiti gesta eroiche. E la storia davvero non avrà mai fine.

Vogliamo che almeno questa, invece, termini e bene? Lo sforzo dev’essere di tutti: perché è certo, viviamo una realtà complessa, quanto forse non è mai stata in passato.

Un libro da leggere e rileggere, tenendolo sempre a portata di mano, per aiutarci a capire e, speriamo, almeno a commettere qualche errore di meno in futuro.

 

 

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